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    <title>OPUS 4 Latest Documents RSS Feed</title>
    <description>Latest documents</description>
    <link>http://publikationen.ub.uni-frankfurt.de/index/index/</link>
    <pubDate>Mon, 11 Jun 2012 10:12:16 +0100</pubDate>
    <lastBuildDate>Mon, 11 Jun 2012 10:12:16 +0100</lastBuildDate>
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      <title>L'Impero romano d'Occidente e i Barbari: le invasioni e la disfatta economica del V secolo d.C.</title>
      <link>http://publikationen.ub.uni-frankfurt.de/frontdoor/index/index/docId/26851</link>
      <description>Gli approfonditi studi che si sono svolti in questi ultimi decenni sul tardo antico hanno&#13;
consentito di precisare le caratteristiche del periodo e di generare un acceso dibattito&#13;
che, ancora oggi, dilania il mondo accademico che risulta essere smembrato in due&#13;
scuole di pensiero: continuisti e catastrofisti.1 I primi, a seguito della rivoluzione&#13;
copernicana di Peter Brown2, considerano il tardo antico come un’età di transizione&#13;
che segna il graduale passaggio dall’epoca antica a quella medievale3. I secondi, al&#13;
contrario, giudicano il periodo come un’epoca di cesura e di rottura con il mondo&#13;
antico4.&#13;
Appare evidente che la diversa valutazione che si da all’epoca ha portato ad&#13;
una distinta considerazione delle invasioni barbariche. Secondo i continuisti, infatti, le&#13;
popolazioni che attraversano il confine germanico non provocano alterazioni nella&#13;
struttura economica e politica dell’impero romano d’Occidente e affermano che i&#13;
barbari si sono semplicemente “accomodati” nel territorio di Roma5. Secondo i&#13;
catastrofisti, invece, gli invasori hanno causato il declino economico e sociale di&#13;
Roma portandola verso la caduta sancita nel 476 d.C.6&#13;
La sterile controversia, che ancora oggi è attiva nel mondo accademico, non ha&#13;
consentito di precisare come i Barbari abbiano alterato il sistema economico romano&#13;
poiché le due fazioni non hanno analizzato come gli “invasori” si siano inseriti&#13;
all’interno di un apparato consolidato ma fragile.&#13;
Il modello che qui si propone è sostanzialmente diverso da quello tradizionale:&#13;
non si parlerà di continuità o di rottura ma di una alterazione sostanziale che porterà&#13;
alla nascita di un nuovo mondo economico fondato su nuove basi.&#13;
Per raggiungere questo scopo si sono analizzate sia le fonti letterarie che&#13;
quelle archeologiche in maniera paritetica: nessuna delle due ha prevalso sull’altra in&#13;
modo da non far risaltare ne l’idea della continuità ne quella della rottura.</description>
      <author>Alberto Giudice</author>
      <category>article</category>
      <guid>http://publikationen.ub.uni-frankfurt.de/frontdoor/index/index/docId/26851</guid>
      <pubDate>Tue, 06 Nov 2012 10:12:16 +0100</pubDate>
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